Sul regicidio di Severino. L'apoftegma della regalità insufficiente
|
di Poma Paolo (Autore)
La reperibilità si riferisce alle tempistiche di arrivo del prodotto nelle nostre librerie e NON i tempi di spedizione al vostro indirizzo di recapito. |
Descrizione
Emanuele Severino, gigante della "filosofia futura", diceva sovente: «L'uomo è un re che crede di essere un mendicante». Ma queste parole, nonostante le intenzioni in senso contrario, esibiscono un vero e proprio regicidio - conseguenza inevitabile, del resto, di quell'enticidio esseistico di cui, da gran tempo, il linguaggio che testimonia la Necessità del divenire rileva la presenza. Pertanto, dopo la mors triumphalis del Nietzsche "tre volte vincitore" (quella «più-che vita» che, per citare Evola, è «superamento non rettorico, ma effettivo, della morte»), è giunto il momento di chiudere i conti con la regalità insufficiente dell'ess-ente del de-stino; apertis verbis, è tempo di emendare il più icastico degli apoftegmi del pensatore bresciano e, in maniera perentoria, asserire: - L'uomo è un re che non crede di essere un mendicante [...]. Ebbene, nel Nuovo Ordine Filosofico che qui si ha l'ardire di testimoniare, il massimo livello di Conoscenza, quello che sta al vertice dei Grandi Misteri Speculativi, è il grado di Re Innegabilista, di colui che non si limita più a costruire un "edificio teorico non smentibile" senza poter vivere conformemente a esso, cioè a indicare l'Innegabile (alla stregua del dito con la luna) disperando al contempo di esserne illuminato; di quel cerchio dell'apparire che, scoprendosi super-cerchio, non si accontenta affatto di sapere di essere un Re solo nel più profondo di sé, mentre in superficie è gravato dal macigno aporetico del continuare a credersi un Mendicante, un «povero diavolo» privo di concrete possibilità realizzative - all'infuori di un «errare in maniera diversa» troppo debole e deludente. Al contrario, in virtù della dissoluzione di ogni residuo di psichicità contrastiva, il Re Innegabilista - di cui qui si celebra la «festa» (la theoria) - è tale per aver esperito fino in fondo i più elevati «godimenti non condivisi» (Sade); per aver raggiunto, con disciplina ed evoluzione spirituale, lo stato imperiale di indiamento superiore o «enstasi» (Eliade); per aver compiuto, a differenza e a scapito di quel Re Mendicante che anch'egli era, la perfetta centratura del proprio io empirico.
Dettagli
| Edizione: | 0 |
|---|---|
| Categoria: | filosofia |
| Volumi: | 0 |
| Pagine: | 0 |
| Collana: | - |
| Data Pubblicazione: | - |
| Lingua: | Ita |
| ISBN: | 9791257850142 |
Cerca libro
Contattaci per informazioni
- Necessità del divenire. Una critica a Emanuele Severino
- Il contrattualismo come errore radicale. Haller o l'Anti Rousseau
- Coalescenza di Nietzsche con Guénon. Necessità del divenire II
- Integrare il Nietzsche maggiore. Ancora su René Guénon
- Oltre Severino, Guénon prossimo mio
- Morcote. Il più bel villaggio del mondo
- Note per l'élite futura. Quando anche le masse si saranno inchinate alla filosofia
- Nietzsche in senso antiorario. Osare di cambiar la direzione degli essenti. Note per l'élite futura. Vol. 2
- Hitler al bivio esiziale. Contro il primato metafisico della violenza. Note per l'élite futura. Vol. 3
- Nietzsche tre volte vincitore. La mia nuova critica a Emanuele Severino
- Filosofia e spazio pubblico
- L’orizzonte in movimento
- Quella strana idea di bello
- Creare capacità. Liberarsi dalla dittatura del Pil
- I tre mondi. Corpi, opinioni e oggetti del pensiero
- Anticristianesimo e libertà. Studi sul primo Illuminismo europeo
- La ricerca dello storicismo. Studi su Benedetto Croce
- I filosofi e la musica
- Mezzo secolo di filosofia italiana. Dal secondo dopoguerra al nuovo millennio
- Schegge di filosofia moderna. Vol. 4
