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Ingegneria dei greci e dei romani
Descrizione
Il Tempio di Artemide a Efeso costruito dall’architetto Chersifrone nel VI secolo a.C., il grande Mausoleo di Alicarnasso voluto dal re Mausolo due secoli dopo, il Faro di Alessandria progettato da Dinocrate con i suoi oltre 100 metri di altezza, il Colosso di Rodi che nel III secolo monumentalizzava il porto della città greca. Tutte queste realizzazioni, entrate a far parte delle sette meraviglie del mondo antico, sono il frutto di secoli di sperimentazioni tecniche e ingegneristiche, che portarono a grandi progressi nelle realizzazioni architettoniche. Fondazioni realizzate per stabilizzare edifici di dimensioni gigantesche su terreni a volte instabili, sistemi per il sollevamento di enormi conci lapidei, pesanti varie tonnellate, lo sviluppo nei metodi di realizzazione di coperture sempre più monumentali, metodi per scavare gallerie e canalizzazioni sotterranee, procedure per approvvigionare d’acqua città lontane dalle fonti idriche sono solo alcune delle soluzioni escogitate dagli architetti greci e tramandateci dagli scrittori antichi, dalle iscrizioni o ricercate nelle indagini archeologiche. Insomma, i Greci si trovarono ad affrontare numerosi problemi architettonici per rispondere alle necessità sempre crescenti delle poleis e dei ricchi committenti privati. I Romani, dal canto loro, da un lato subirono l’influsso delle grandi creazioni greche e microasiatiche, dall’altro svilupparono tecniche e metodi costruttivi propri, primi fra tutti l’opus caementicium.
Dettagli
| Edizione: | 1 |
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| Categoria: | ingegneria |
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| Volumi: | 1 |
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| Pagine: | 240 |
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| Collana: | - |
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| Data Pubblicazione: | 07-2010 |
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| Lingua: | Ita |
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| ISBN: | 9788877433350 |
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